Ma Milan, l’è on gran Milan

La decisione di Cai di promuovere Fiumicino a scalo principale ai danni di Malpensa, l’elezione di un rappresentante della Snam alla presidenza di Assolombarda, che segue quella di Cesare Geronzi a Mediobanca, le baruffe chiozzotte sull’Expo fanno pensare a un declino della classe dirigente milanese, che ormai non sarebbe in grado di autorappresentarsi. Si tratta di un’ipotesi suggestiva.
19 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 14:27 | 13 AGO 20
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L’altro filone è quello che vede entrare in campo le tendenze competitive, più evidenti ai confini dell’antico ducato, dalla Mantova di Emma Marcegaglia alla Brescia di Giovanni Bazoli, portatrici di un’aspirazione a costruire altrove i centri di mediazione del capitalismo italiano. Questi caratteri della struttura di vertice, che esprimono un’incertezza di direzione, non possono nascondere la vitalità sottostante, che non trova sbocchi di visibilità, ma che è fatta di un tessuto ricco sul piano non solo finanziario e produttivo, ma anche tecnico, culturale, sociale. Su questo tessuto si costruisce un’innovazione molecolare, poco visibile perché non trova un’adeguata rappresentanza, ma che mantiene livelli di avanguardia in Europa. La Milano in ginocchio davanti a Roma padrona descritta è soltanto un’immagine provocatoria. Milano costruisce ancora il futuro, ma non ha ancora trovato il centro rappresentativo della sua realtà.